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    Ma se uscissero dal mondo della DaD e vedessero le cose alla luce del sole, si renderebbero conto di aver vissuto in un mondo di apparenze

     

    Cari studenti e alunni, gentili genitori e insegnanti

    prendo a prestito e riadatto uno dei famosi passaggi del “Mito della caverna” di Platone che si ritrova nella sua opera “La Repubblica” per affrontare una riflessione su cosa stiamo vivendo. Scrivo questa riflessione dopo aver fatto un giro nei plessi dell'Istituto, percorrendo corridoi silenziosi, vedendo aule vuote e aule con quel poco di presenza concessa tra alunni e insegnanti.

    Sono fermamente convinto che la relazione educativa, la relazione insegnamento/apprendimento non possa esulare dalla presenza in aula e a scuola. Una convinzione che ho maturato nei miei studi pedagogici e nella mia esperienza di insegnante. Ho sempre vissuto l'insegnamento alla stregua di una rappresentazione teatrale in cui mi nutrivo di sguardi, di interventi, di sorrisi e di smorfie anche buffe, in un gioco perpetuo e interattivo. Ho respirato l'atmosfera dell'aula per anni e nessuno mi può persuadere che la didattica a distanza possa essere un portento didattico. Non lo accetterò mai. Ho lasciato l'insegnamento per dedicarmi alla dirigenza nel momento peggiore, salutando i miei studenti attraverso un monitor. Ho fatto le mie ultime lezioni trascinandomi davanti al computer chiuso nel mio studio, davanti a riquadri oscurati ed espressioni sofferenti quando i miei studenti attivavano la telecamera.

    Non mi manca quel mondo. Preferisco stare chiuso in ufficio e dietro a una scrivania.

    Un forte plauso e tutta la mia riconoscenza va al corpo docente: si danno per scontate tante cose, restiamo un servizio pubblico e le cose devono funzionare, ma non si dimentichi che abbiamo una peculiarità forte di secoli: siamo attrezzati per una didattica in presenza. Il mio pensiero agli studenti e alunni, vittime di uno dei periodi più bui di questo scorcio di secolo, e alle loro famiglie, pressate da mille altre preoccupazioni che questa situazione pandemica sta determinando.

    Sono il mero esecutore burocratico di disposizioni di attuazione della Didattica a Distanza: rientra nel mio ruolo. Lo accetto perchè uomo di legge e al servizio dello Stato, ma ne soffro come ho sofferto tutte le occasioni in cui ho dovuto allontanare gli alunni dalle nostre scuole. Stiamo vivendo una situazione di emergenza e la salute viene prima di tutto, me ne rendo conto e non posso che far la mia parte, ma non posso rallegrarmi di disposizioni che annullano la didattica in presenza.

    Ma invito tutti, studenti..famiglie, docenti..me per primo a vedere la luce oltre il tunnel e a dare il meglio in questa delicata fase. Non abbiamo alternative, pur se la didattica a distanza non ci piace.

    Un abbraccio a tutti

     

    Il Dirigente scolastico

    Prof. Vincenzo Giammalva

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